6 Luglio 2025
Il dibattito sul fine vita, indirizzato dalla presa di posizione della Suprema Corte di Cassazione, è tra i più delicati che la nostra società si trovi ad affrontare. Il Parlamento è spinto a fare in fretta, con ciò allentando la tensione sulle possibili ricadute negative di una “soluzione radicale”. Al centro resta l’uomo o la misurazione – e quindi l’efficacia – della cura? E qualora la cura non sia risolutiva, lasciamo l’uomo al suo abbandono di solitudine o disperazione? La questione tocca le corde più profonde dell’esistenza umana, chiama in causa il senso della sofferenza individuale, interroga sull’apertura e l’accoglienza della comunità alle persone in difficoltà, specie nella fase declinante della loro vita. In questo scenario a più facce, ognuna meritevole di attenzione, questa mia riflessione vuole essere un invito ragionevole alla prudenza, rifuggendo da ogni deriva ideologica (con margini più o meno grandi di cinismo).
Vai alla notizia qui