Nov 5, 2025 | Studi e Ricerca

La carenza di personale sanitario spinge i paesi Ocse a fare sempre più affidamento su medici e infermieri provenienti dall’estero. Secondo l’International Migration Outlook 2025, oltre un quarto dei medici e un sesto degli infermieri nei paesi Ocse sono nati all’estero, mentre il riconoscimento delle loro qualifiche resta una sfida chiave

La carenza di personale sanitario è diventata una sfida critica nei paesi Ocse, a causa dell’invecchiamento della popolazione, dell’aumento del fabbisogno assistenziale e della crescente domanda di servizi medici. In risposta, molti paesi Ocse hanno rafforzato la propria capacità di formazione del personale sanitario, ma anche il reclutamento internazionale di medici e infermieri ha continuato ad aumentare. Nel 2020-2021, nell’Ocse lavoravano oltre 830.000 medici e 1,75 milioni di infermieri nati all’estero, che rappresentavano rispettivamente circa un quarto e un sesto della forza lavoro in ciascuna professione. Le cifre corrispondenti per i medici e gli infermieri formati all’estero erano 606.000 (18,4%) e 733.000 (8,3%) nel 2021-2023. E’ quanto rileva l’edizione 2025 dell’International Migration Outlook che analizza i recenti sviluppi nei movimenti migratori e l’inclusione degli immigrati nel mercato del lavoro nei paesi Ocse. Questa 49a edizione include due capitoli speciali, uno sul ruolo delle imprese nell’integrazione degli immigrati, un altro sulla migrazione internazionale dei professionisti sanitari verso i paesi Ocse.

Il numero totale di medici e infermieri migranti nei paesi Ocse è cresciuto significativamente negli ultimi due decenni, superando la crescita complessiva dell’occupazione in queste professioni. Nell’Ocse, il numero totale di medici nati all’estero è aumentato dell’86% e quello di infermieri nati all’estero del 136%. Nel frattempo, il numero di medici e infermieri formati all’estero è aumentato rispettivamente del 62% e del 71% dal 2010. Circa un medico e un infermiere su cinque nati all’estero proviene da un paese SEE. L’Asia è la principale regione di origine, rappresentando circa il 40% dei medici e il 37% degli infermieri. India, Germania e Cina sono i principali paesi di origine dei medici, mentre Filippine, India e Polonia sono i primi tre paesi per gli infermieri. Circa 89.000 medici e 257.000 infermieri provengono da paesi presenti nell’elenco dell’OMS per il supporto e la salvaguardia della forza lavoro sanitaria, sollevando preoccupazioni circa il possibile impatto della mobilità internazionale degli operatori sanitari sui fragili sistemi sanitari di questi paesi.

“Le politiche migratorie – afferma l’Ocse – si stanno evolvendo per facilitare il reclutamento internazionale nel settore sanitario, ma il riconoscimento e l’autorizzazione restano ostacoli importanti all’integrazione nel mercato del lavoro dei professionisti sanitari migranti. Procedure lunghe e complesse spesso ritardano l’ingresso nel mercato del lavoro di professionisti formati all’estero, spingendo diversi Paesi a semplificare le procedure per il riconoscimento delle qualifiche straniere e a rafforzare l’offerta di corsi di collegamento. Questa pratica positiva può fungere da riferimento e da tabella di marcia per altri Paesi”.

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