Voi enti Uneba e Aris rappresentate la Chiesa e siete un potenziale di bene straordinario

Il progetto Samaritanus Care come risposta alla forte carenza di infermieri nelle strutture sanitarie e sociosanitarie, e la necessità vitale di mantenersi fedeli a mission e ideali legati alle radici cristiane: questi i due temi dell’incontro realizzato a Bari martedì 9 dicembre e destinato agli enti associati Aris e Uneba. A portare i saluti iniziali  il presidente di Uneba Puglia Pierangelo Antonio Pugliese e il presidente di Aris Puglia don Domenico Laddaga. Moderatore Giuseppe Guaricci, componente del Comitato esecutivo Uneba.

Da Argentina, Perù, RD Congo, Camerun, Tanzania, Nigeria, India alle strutture Uneba e Aris

Don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale della Pastorale della salute della Cei, ha presentato nel dettaglio il progetto Samaritanus Care.

“Samaritanus Care – ha spiegato – nasce con l’obiettivo di aiutare enti sanitari e sociosanitari sul tema della grave carenza degli infermieri professionali. C’è un sistema di scambio internazionale in cui gli infermieri laureati nelle istituzioni cattoliche extra-Ue possono venire a lavorare in Italia. Per la precisione, in questo momento stiamo lavorando in America Latina con Argentina e Perù, in Africa con Repubblica Democratica del Congo, Camerun, Tanzania e Nigeria e due stati dell’India, Andhra Pradesh e Karnataka. Abbiamo firmato protocolli con una Conferenza Episcopale locale o con una Diocesi o direttamente con una università cattolica e loro hanno individuato referenti che ci segnalano i neolaureati che vogliono fare queste esperienza in Italia per integrare le loro competenze e conoscenze. (…)

Fondazione Samaritanus e struttura firmano poi un contratto che grossomodo prevede tre step:
• stipula del contratto
• colloquio con l’infermiere e sua accettazione
• inserimento di struttura”

“Nel contratto inseriamo una clausola di salvaguardia: se l’infermiere non resterà almeno per tre anni dovrà pagare una parte delle spese che sono servite alla sua formazione. Così cerchiamo di proteggere le strutture che l’hanno assunto e hanno pagato il percorso”.

“Gli infermieri non verranno inviati singolarmente nelle strutture, perché abbiamo paura che l’integrazione sia molto difficile, quindi è bene che siano in gruppi da due in su. Il numero massimo di infermieri che le strutture possono opzionare è cinque”.

Samaritanus Care, ha spiegato don Angelelli, assiste l’ente per la preparazione di tutta la documentazione necessaria. Il servizio di Samaritanus Care richiede all’ente un pagamento per ogni infermiere.